Argomenti mancanti

Cari amici,

ricordate la mia lettera di un paio di giorni fa, in cui sottolineavo che qualcuno stava presentando se stesso come “massimo esponente” della tecnica artistica il cui marchio (EnoArte, appunto) ho registrato io, presentano come novità ciò che in realtà faccio da oltre due anni?

Ebbene, è arrivata la risposta. Argomentazioni? Risposte o repliche concrete a ciò che affermavo? Contenuti, insomma? Macchè. Solo insulti e cattiverie. Mentre noi puntavamo su dati concreti e oggettivi, senza mai emettere un giudizio di merito (l’arte è soggettiva, può piacere o meno, lo sanno anche i bambini), c’è chi come unica freccia al proprio arco ha l’aggressione verbale e l’offesa.

Ecco quanto scrive la “rivale” sul proprio blog:

la “vetusta”, d’esperienza e di fatto, continua a scrivere, a precare tempo, a chiedere appoggio morale, a scervellarsi su ciò che mi riguarda, a mandare mails, lettere…ma nn farebbe forse meglio a migliorare i suoi quadri che,tanto palesemente, son orrendi? Tranne qualche eccezione il resto è da cestinare. E allora..si esercitasse dipingendo,piuttosto che farsi gli affari altrui! O, forse, spera, di esser chiamata a condurre la rubrica “spetteguless” a Striscia La Notizia?

A parte il fatto che “mails” al singolare strappa al più una risata, in uno scritto in italiano, definire orrendi i quadri altrui è qualcosa da cui io mi sono ben guardata, sapendo quanto facilmente un simile giudizio può essere tacciato di valutazione meramente personale. Invece, pensandola evidentemente in modo diverso da critici e appassionati in tutto il mondo, per lei le mie opere sono da cestinare. De gustibus non disputandum est, dicevano i latini: non sarà certo il suo “giudizio” a impensierirmi. Sarebbe stato troppo semplice, per me come per chiunque altro, appoggiarsi a una valutazione sulla bellezza delle opere. Ho preferito scrivere di argomenti seri e concreti. Puntare le proprie argomentazioni sulla mia età, inoltre, basta a definire lo spessore e l’educazione dell’interlocutore.

Stia pur tranquilla, comunque. Non intendo sprecare altro tempo a replicare a questo genere di considerazioni. Se si parla di cose serie sono sempre a disposizione – fornendo all’occorrenza le prove di ciò che dico, inclusa la registrazione del marchio EnoArte – altrimenti ho mille modi più intelligenti di mettere a frutto il mio tempo. C’è un progetto sul Venezuela, ad esempio, ma ve ne parlerò quando sarà il momento. Non vorrei che qualcuno si accorgesse, tra qualche anno, che esiste il Venezuela e ne rivendicasse la scoperta.

Con affetto

Elisabetta Rogai

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One thought on “Argomenti mancanti

  1. Un “antefatto di grande rilievo”

    Nel tentare di giustificare qualcosa, la signora che abbiamo dovuto diffidare per l’utilizzo del marchio EnoArte si appella al fatto che un articolo su di lei sia uscito su un sito dedicato al vino prima della registrazione del marchio. Sinceramente non capisco se la signora faccia finta di non capire o davvero abbia un quadro della situazione così limitato. Con un notevole sforzo di semplificazione, tornerò un’ultima volta sull’argomento.

    E’ vero che la richiesta di registrazione è di maggio (e il deposito risale a novembre), ma – come è chiaro con lampante evidenza – il fatto che Enopress abbia scritto della signora a marzo di quell’anno non conferisce alla Greco alcuna primogenitura sull’EnoArte in sè: articoli sulla stampa (Repubblica, l’Espresso, Il GIornale, WInenews, Nazione, ecc…) legati a Elisabetta Rogai erano usciti in occasione della presentazione alla stampa della novità, nell’inverno del 2010. E’ un dato di fatto.

    La tesi della signora sembra la seguente: “Enopress ha scritto di me a marzo, voi avete registrato il marchio solo più tardi quindi EnoArte l’ho scoperta io”. Una posizione che non ha alcun senso: l’America esisteva prima che io ci andassi in viaggio di nozze, se è per questo. Come ho già detto, non abbiamo registrato il marchio con l’inizio dell’EnoArte ma solo quando i tentativi di imitazione stavano diventando fastidiosi per la loro pedissequa ricerca di copiare le idee altrui.
    Se la signora vuole dire di essere stata la prima a uscire su Enopress, ha pienamente ragione. Ce ne faremo una ragione: nel nostro piccolo, noi ci accontentiamo di essere stati i primi sul Times di Londra, sul Daily Mail, sull’Huffington Post e sul South China Morning Post.

    In quanto alla “caratura”, risponderemo il giorno in cui la signora potrà esporre in location internazionali (invitata e spesata, non certo a pagamento) come quelle in cui noi siamo già arrivati. Non riesco a capire come possa continuare a insistere su un terreno in cui è sconfitta in partenza. E voi?

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